Ristrutturare curando la buona esecuzione dei lavori

Errori da evitare quando si eseguono lavori di ristrutturazione all’interno delle abitazioni mettendo in evidenza alcune criticità e la loro risoluzione pratica

Ristrutturare valutando le criticità operative

Gli interventi di ristrutturazione di una abitazione, comportano spesso la necessità di trovare particolari soluzioni per rimuovere, rettificare, conservare, parti dell’esistente, pur realizzando una nuova ridistribuzione degli spazi originari.

Diversi sono gli interventi eseguibili con tecniche e costi molto differenziati, mediante i quali è possibile raggiungere lo scopo.

abitazione da ristrutturare
Quando si realizzano ambienti destinati a civili abitazioni, premessa l’esistenza di tutte le autorizzazioni in merito a quanto già è in opera, può essere necessario apportare parziali modifiche, a causa ad esempio di un cambio di destinazione d’uso di una parte dell’unità abitativa.

Tra gli interventi più ricorrenti troviamo: le modifiche modeste delle altezze, spostamenti di vani, demolizione parziale di parte di tramezzi, spostamento di impianti idrici, elettrici, ecc.

Tutti gli interventi sopra descritti, possono essere effettuati senza molte difficoltà nella maggior parte dei casi; in altre circostanze, quando non è possibile agire in maniera invasiva, vuoi per le particolari condizioni del contesto, vuoi per la necessità di procedere in maniera più precisa e nello stesso tempo spedita, occorre impiegare tecniche e macchinari particolari, mediante i quali risolvere con più perizia le problematiche descritte.

 

Ristrutturazione : soluzioni e tecniche di intervento

Un primo esempio, è rappresentato dalla necessità di recuperare pochi centimetri in altezza al fine di far rientrare il locale ristrutturato nel rispetto delle normative vigenti in materia igienico-sanitaria.

Il problema in apparenza potrebbe sembrare estremamente facile da risolvere, tenuto conto del fatto che molte volte è possibile intervenire sia sulla pavimentazione esistente o sull’intradosso del solaio soprastante o congiuntamente su entrambe le superfici.

Fresatura del massetto
Tuttavia, a causa degli spessori minimi di intonaco applicati all’intradosso dei solai, non sempre è possibile scarificare l’esistente. Ancor più complessa diventa la stessa operazione in presenza di intradossi lasciati in calcestruzzo a faccia vista.

A questo punto, non resta altro che considerare la possibilità di intervenire sulla pavimentazione esistente, la quale di norma è costituita da un rivestimento incollato su di un supporto sottostante, costituito in genere da un massetto avente spessore variabile compreso tra 4 e 8 cm.
Normalmente, anche se il pavimento esistente è stato sovrapposto su un vecchio pavimento, la rimozione dello stesso, difficilmente migliorerà di molto la situazione. Pertanto, occorrerà intervenire sul massetto sottostante.

Prima di prendere alcuna decisione su come intervenire, è importante verificare la presenza di impianti di vario genere eventualmente annegati nel massetto; se tale evenienza dovesse presentarsi, è bene prevedere la possibilità di convogliare gli impianti attraverso altri elementi, come ad esempio battiscopa, zoccolature esistenti, ecc.

La presenza di un impianto di riscaldamento a pavimento , può richiedere, qualora sia comunque indispensabile ridurre lo spessore del massetto, l’adozione di soluzioni alternative all’impiego dell’impianto a pavimento, come ad esempio la realizzazione di una piccola controparete in cui alloggiare un numero di serpentine tali da garantire in relazione della volumetria del locale, idoneo comfort.

serpentine impianto riscaldamento all’interno di zoccolatura
Dopo aver trovato la soluzione a ogni problematica ostativa alla riduzione del massetto, si può procedere con una fresatura dello stesso, attraverso macchinari adatti, i quali, mediante un insieme di azioni meccaniche regolari, raggiungono lo scopo di ridurre in maniera uniforme e regolare l’intera superficie.

Una volta rettificato il massetto, riconducendolo alle dimensioni richieste, è possibile posizionare su di esso diversi rivestimenti, scegliendo tra quelli a spessore più ridotto.

Bisogna sempre tenere a mente quanto la scelta dei rivestimenti possa contribuire sensibilmente nell’efficacia dell’intero intervento; infatti, su un massetto rettificato uniforme, possono essere applicati i moderni linoleum, le resine, ecc, riducendo così gli spessori in rapporto alle pavimentazioni usuali, oltre a velocizzare l’intervento.
Ristrutturare utilizzando parti esitenti

Un secondo esempio, ancor più frequente del primo, è rappresentato dalla demolizione parziale di un tramezzo, all’interno del quale è stata inserita in precedenza una porta a scomparsa.
In seguito a tale demolizione, dopo aver rimosso l’infisso, si ha la necessità di utilizzare la restante parte del tramezzo, costituito in effetti dal controtelaio intonacato.

La parte di tramezzo può presentarsi rivestita sulle due superfici semplicemente da uno strato di intonaco, oppure da rivestimenti di tipo diverso, come ad esempio ceramiche, legno, ecc.

Anche se questa parte in apparenza può sembrare abbastanza stabile, occorre tener presente come la stessa, in seguito a sollecitazioni di tipo diverso, urti accidentali compresi, può subire delle deformazioni con tutte le conseguenze del caso.

Inserimento lastre polistirene
Per questo motivo, oltre alla necessità di dover assicurare il giusto grado di isolamento termico e acustico ai locali adiacenti, è sempre utile, oltre che necessario, procedere a un rafforzamento della parte di tramezzo da conservare.

Tale operazione può eseguirsi in modi diversi, in relazione alle dimensioni del controtelaio, alle caratteristiche degli ambienti da compartimentare, alla presenza o meno all’interno del tramezzo da rafforzare di eventuali impianti.

Nel caso più semplice, rappresentato da parte di un tramezzo costituito dal controtelaio di una porta convenzionale 90×210, semplicemente intonacato, si può procedere inserendo all’interno dell’intercapedine del controtelaio dei pannelli rigidi di polistirene o altro materiale isolante, disposti in lastre intere, magari accoppiate.

Nella parte terminale del tramezzo, può inserirsi un murale in legno, su cui realizzare un rivestimento di chiusura costituito da cartongesso.

Dopo aver proceduto con la rasatura e rifinitura del tramezzo, è consigliabile, laddove l’estetica dei locali non ne risenta, disporre sulla sezione di tale tramezzo un coprifilo costituito da una struttura con sezione a C realizzata in legno o altro materiale da verniciare.
Ristrutturare preservando il risultato finale

Altro episodio ricorrente da non trascurare in fase di ristrutturazione, è lasciare in sito parti di strutture demolite o dismesse, quali elementi metallici, tubazioni in ferro, pezzi di piattabande, piccole parti di strutture lignee annegate nella muratura.
Queste presenze vengono spesso occultate con stuccature più o meno spesse, su cui in seguito sono sovrapposti rivestimenti di vario tipo o pitture.

In questo modo, si è proceduto con celerità a nascondere parti ormai non più necessarie, senza Tubazioni in mferro lasciate in sito fenomeni ossidativitener conto delle conseguenze future della presenza di tali materiali sotto i nuovi rivestimenti.
Infatti, le parti metalliche con il tempo vengono interessate da fenomeni ossidativi, che producono rigonfiamenti, distacchi, presenza di macchie ecc., compromettendo in tal modo il lavoro di finitura eseguito.

Analogamente, accade per le parti in legno soggette nel tempo a subire gli effetti dell’umidità o di attacchi di parassiti vari, che faranno perdere consistenza alla struttura con conseguente degrado delle parti superficiali.

Se confrontassimo il risparmio ottenuto evitando di eseguire le rimozioni radicali delle parti demolite a regola d’arte econseguente sistemazione della muratura sottostante, con le opere necessarie a riparare post operam gli inconvenienti causati dalla loro presenza in sito, ci renderemmo subito conto di come non sia conveniente operare in tal senso.

Infine, ricordo che quando non è possibile rimuovere rivestimenti da pareti, a causa di difficoltà nello smaltimento dei materiali di risulta o per altre circostanze operative, invece di procedere con sistemi fai da te improvvisati, privi di alcuna garanzia di durata nel tempo, è bene ricorrere ai nuovi prodotti innovativi a base di resine epossidiche coprenti, con cui possono essere rivestite la maggior parte delle superfici da trattare, comprese quelle costituite da piastrelle ecc.

Per impiegare questi prodotti, è bene verificare la stabilità del supporto al fine di evitare distacchi e rigonfiamenti dovuti all’azione del materiale impregnante.

Esempio di riuso dei materiali recuperati
Si tenga sempre conto anche del fatto che molti materiali provenienti dalle demolizioni interne, possono utilmente essere riciclati, ovvero impiegati nella stessa area d’intervento, riducendo in tal modo gli oneri di discarica, oltre ai costi d’intervento.

Si pensi al riuso dei vecchi mattoni refrattari, o di altre parti in laterizio utilizzabili.
Anche delle vecchie piastrelle decorate a mano, possono rappresentare l’occasione per realizzare dei pannelli decorativi su pareti e soffitti, lasciando in tal modo una testimonianza del preesistente.

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ristrutturazione casa a Roma

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