Restauro e risanamento conservativo

Gli interventi di restauro e risanamento conservativo mirano alla conservazione di un antico manufatto edilizio adeguandolo alle esigenze di un uso contemporaneo.

Continuiamo la nostra rassegna sugli interventi edilizi che si possono compiere su edifici esistenti, analizzando quelli di restauro e risanamento conservativo.

edificio da restaurareEssi sono definiti dall’art. 3, comma 1, lettera c) del Testo Unico dell’Edilizia (d.p.r. 380/01) come gli interventi edilizi rivolti a conservare l’organismo edilizio e ad assicurarne la funzionalità mediante un insieme sistematico di opere che, nel rispetto degli elementi tipologici, formali e strutturali dell’organismo stesso, ne consentano destinazioni d’uso con essi compatibili.
Tali interventi comprendono il consolidamento, il ripristino e il rinnovo degli elementi costitutivi dell’edificio, l’inserimento degli elementi accessori e degli impianti richiesti dalle esigenze dell’uso, l’eliminazione degli elementi estranei all’organismo edilizio.

Caratteristica essenziale di questo tipo di interventi è che essi mirano alla conservazione del manufatto edilizio, spesso di valore storico o artistico, adeguandolo alle esigenze funzionali di un uso contemporaneo.
La definizione distingue due tipi di interventi.
Quelli di restauro sono mirati al recupero, conservazione e valorizzazione di edifici con particolare riferimento al loro valore storico, architettonico ed ambientale.

E’ ammesso anche l’utilizzo di materiali e tecnologie diversi da quelli originali usati per la costruzione dell’edificio, purché non contrastino con il suo carattere complessivo.

Va detto che l’argomento restauro è un tema dibattuto da secoli da illustri architetti, per cui non è facilmente risolvibile in poche righe, tuttavia possiamo trovare un utile riferimento normativo nell’art. 29 comma 4 del d.lgs. n.42/2004 (Codice dei beni culturali), che parla precisamente di restauro conservativo.

Gli interventi di risanamento conservativo, invece, sono finalizzati in particolare al recupero igienico, funzionale e statico dell’edificio, e possono essere compiuti quindi anche sulle strutture o sull’impianto planimetrico.
Esempi di interventi di restauro e risanamento conservativo

edificio da restaurareEcco elencati alcuni degli interventi che rientrano in questa categoria:

– realizzazione di un bagno in un vecchio edificio che ne è sprovvisto, al fine di renderlo agibile;
– cambio di destinazione d’uso, purché non sia in contrasto con le caratteristiche tipologiche dell’edificio e sia consentito dalla disciplina urbanistica vigente;
– ripristino, sostituzione e integrazione delle finiture, interne ed esterne, anche con materiali diversi da quelli originari, purché congruenti con le caratteristiche dell’edificio, e con particolare attenzione agli elementi di pregio, se presenti;
– ripristino e consolidamento di elementi strutturali, anche con la loro parziale sostituzione se esistono parti crollate;
– modifiche planimetriche anche mediante accorpamenti o frazionamenti di unità immobiliari, purché non alterino l’assetto complessivo dell”edificio e in particolare le parti comuni;
– realizzazione ed integrazione di impianti tecnologici e di servizi igienico – sanitari.
– eliminazione di superfetazioni.
Titoli abilitativi per interventi di restauro e risanamento conservativo

Gli interventi di restauro e risanamento conservativo sono soggetti alla presentazione di Denuncia di Inizio Attività (DIA) o alla richiesta di Permesso di Costruire.

Nel caso in cui l’edificio interessato sia soggetto a vincolo architettonico o paesaggistico, sarà necessario richiedere il nulla osta preventivo della rispettiva soprintendenza di competenza.

Restano, naturalmente, fermi, gli obblighi di notifica preliminare all’ASL, per cantieri con la presenza di almeno due imprese e di denuncia di variazione catastale, al termine dei lavori, nel caso essi comportino la modifica della consistenza, nonché di deposito dei progetti strutturali al Genio Civile.
Detrazioni fiscali per interventi di restauro e risanamento conservativo

detrazioni per restauro e risanamento conservativoAnche gli interventi di restauro e risanamento conservativo possono usufruire di detrazione Irpef del 50% e, quando comportino un miglioramento dell’efficienza energetica, di detrazione Irpef del 65%.

Naturalmente, non essendo le due agevolazioni cumulabili bisognerà distinguere nella contabilità le diverse lavorazioni, oppure, nel caso in cui gli interventi possano fruire dell’una o dell’altra, scegliere quella che si ritiene più conveniente in base alla propria situazione.

Se l’edificio su cui si interviene non ha carattere residenziale, non si potrà godere del bonus 50%, ma solo di quello del 65%, nel caso gli interventi comportino un miglioramento delle prestazioni energetiche.
IVA 10% per interventi di restauro e risanamento conservativo

Per gli interventi di restauro e risanamento conservativo è possibile fruire dell’aliquota IVA agevolata al 10%, sia per le prestazioni di servizi, cioè per l’esecuzione dei lavori, che per l’acquisto dei beni finiti e materiali, ad esclusione di materie prime e semilavorati, anche quando questi sono acquistati direttamente dal committente e non solo dall’impresa.

Inoltre l’aliquota del 10% si applica non solo ad edifici residenziali, come nel caso di manutenzione ordinaria e straordinaria, ma anche a quelli di altre categorie catastali.

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