Restaurare una pavimentazione antica e di pregio

Pavimentazioni antiche: tipologie e materiali

Le pavimentazioni sono una componente fondamentale della caratterizzazione estetica e funzionale di spazi architettonici, sia interni che esterni.

Fin dalle epoche più remote a spazi diversi per ricchezza e destinazione d’uso hanno corrisposto pavimentazioni differenti: molto semplici negli spazi di servizio e negli edifici più modesti, ad esempio in mattoni, ciottoli, battuto di malta o ciocciopesto o perfino semplice terra battuta; in materiali preziosi come mosaico, marmo, cotto decorato o veneziana negli ambienti di rappresentanza e nelle dimore più ricche.

La gamma dei possibili materiali, tecniche di lavorazione e motivi decorativi è dunque praticamente infinita, e dipende soprattutto dalle caratteristiche dell’edificio, dal gusto dei proprietari, dagli stili più diffusi all’epoca di realizzazione e dalle disponibilità economiche contingenti.

Pavimento in cotto con lieve degrado da usura.

In generale, negli edifici storici possiamo trovare pavimenti:
– in cotto: semplici nelle case di campagna, o riccamente decorati nei palazzi gentilizi;
– alla veneziana, generalmente riservati ai saloni di rappresentanza, agli androni, ai pianerottoli delle scale e ai porticati;
– di ciottoli, visibili soprattutto negli spazi esterni come vialetti e cortili;
– di marmo, a grandi lastre o con disegni a intarsio di vario tipo, tipici degli ambienti di rappresentanza come scaloni d’onore e saloni delle feste;
– in piastrelle di maiolica o parquet, soprattutto a partire dal Settecento;
– in marmette e cementine negli edifici di epoca liberty o rimaneggiati nei primi decenni del Novecento.

Tra i motivi decorativi più ricorrenti si annoverano gli stemmi araldici, i motivi geometrici e gli elementi vegetali come fiori o foglie.
Il degrado di una pavimentazione antica
In generale, le forme di degrado più comuni nelle pavimentazioni storiche sono:

– lacune e mancanze, cioè perdita di alcune parti della superficie originaria;

– degrado da usura, dovuto al calpestio molto prolungato nel tempo, tendente a creare solchi più o meno profondi, e all’esposizione agli agenti atmosferici, in particolare ai cicli di gelo e disgelo;

– integrazioni con materiali incongrui come cemento o piastrelle e lastre di pietra di recupero;

– sbrecciature e lesioni, sia limitate al alcuni elementi come lastre o piastrelle, sia estese all’intera superficie. Quest’ultimo caso è tipico dei pavimenti alla veneziana dei piani alti, che, essendo monolitici e perci&ograve, molto rigidi, non riescono ad assecondare il cedimento elastico del solaio ligneo sottostante, lesionandosi in mezzeria perpendicolarmente alla trave maestra.
Il restauro di una pavimentazione storica

A livello generale, le metodologie di restauro di un pavimento sono le stesse indipendentemente dal suo materiale costitutivo.

Per prima cosa, è infatti necessario ricostruire la decorazione originale, soprattutto in caso di estese lacune o rimaneggiamenti di epoca successiva. La prima operazione è dunque un rilievo geometrico molto accurato dell’intera superficie originaria. Si possono usare vari sistemi, e combinandoli assieme si ottiene un ottimo risultato.

Pavimentazione esterna in ciottoli con lacune.
Il rilievo geometrico per ascisse e ordinate si presta infatti alla documentazione di decorazioni geometriche (bande, cerchi, stelle e scacchiere), mentre per i dettagli figurativi più complessi, come le tarsie con motivi vegetali o i mosaici, si può ricorrere al rilievo per contatto.

In questo caso è sufficiente sovrapporre un foglio di plastica trasparente e ricalcare i contorni del disegno e/o delle tessere del mosaico con un pennarello nero indelebile.
Naturalmente, occorre numerare i vari fogli di plastica e lasciare un adeguato margine di sovrapposizione: dopo aver ricalcato l’intera superficie, per ottenere lo schema della pavimentazione basta eseguire una fotocopia ridotta (generalmente in scala 1:20) e sovrapporre i vari fogli.

Per le decorazioni particolarmente elaborate risulta invece molto utile un fotopiano, ottenibile raddrizzando digitalmente e sovrapponendo numerose fotografie parziali scattate da una posizione elevata, ad esempio una scala libretto. Alcune fotografie di dettaglio sono infine fondamentali per ricostruire i particolari più minuti, campionare i materiali e documentare lo stato di conservazione.
Pavimento in cotto con degrado da usura.
A questo punto, basta integrare le lacune per ottenere il disegno originale.

L’intervento sulla pavimentazione è invece decisamente più complesso e richiede l’uso di tecniche tradizionali sapientemente realizzate da artigiani esperti.
All’architetto spettano, inoltre, alcune scelte metodologiche fondamentali, come la decisione di lasciare o rimuovere le integrazioni incongrue ma ormai storicizzate o di sostituire parti ormai consumate ma ancora recuperabili.
In linea di principio è consigliabile adottare il criterio del minimo intervento ma è ugualmente necessario valutare caso per caso in base alle caratteristiche e allo stato di conservazione generale del pavimento.

Le vera e propria manutenzione prevede invece per prima cosa l’eliminazione delle integrazioni in materiali inconguri, operazione da eseguire con molta attenzione per non danneggiare le porzioni limitrofe; successivamente, si procede con la rimozione degli elementi irrecuperabili, cioè con numerose lesioni o uno stato di consunzione troppo elevato.
Le piastrelle o lastre di pietra lievemente scheggiate o con una sola lesione possono invece essere lasciate in situ, purché adeguatamente stuccate.

Le integrazioni delle lacune vanno eseguite con elementi di forma, colore e materiale simili a quelle originali: il loro perfetto stato di conservazione renderà evidente la loro natura.

Per le stuccature si può utilizzare una malta di calce idraulica naturale, la cui colorazione va realizzata con pigmenti o inerti di tipo e colore adeguato.
Da evitare invece il cemento perché contenendo sali solubili potrebbe causare efflorescenze saline in grado di degradare rapidamente i materiali porosi come cotto, ceramica o arenaria con macchie e scagliature.
Pavimentazione alla veneziana molto degradata.
Per i pavimenti alla veneziana le tecniche di restauro sono invece lievemente diverse.
Esse prevedono:
– la stuccatura delle lesioni più sottili previa eliminazione delle parti parzialmente distaccate e/o depositi pulverulenti;
– l’integrazione delle lacune o il rifacimento delle parti troppo ammalorate secondo le tecniche di lavorazione tradizionali, ricostruendo fedelmente la decorazione e scegliendo ciottoli e malta di fondo del colore più simile a quelli originali;
– se necessario, l’inserimento di giunti di dilatazione ogni 3 – 4 metri e in corrispondenza del centro della stanza, in senso perpendicolare all’orditura principale di un eventuale solaio ligneo: per l’inserimento dei giunti, consistenti in listelli di metallo (generalmente ottone), è necessario eseguire sottili tagli con mezzi meccanici nel massetto di pavimentazione, evitando per quanto possibile le vibrazioni.

In alcuni casi, e cioè quando bisogna consolidare il solaio sottostante o sostituire un massetto ammalorato, il restauro richiede anche il completo smontaggio e successivo rimontaggio della pavimentazione. In questo caso, ciascuna lastra o piastrella va rimossa manualmente, ripulita di tutti i depositi pulverulenti e numerata sul lato inferiore; lo stesso numero va poi annotato in una planimetria della decorazione.
Manutenzione e pulizia di una pavimentazione antica

Pavimentazione in ciottoli con ntegrazioni di materiali incongrui.Anche la pulizia è un’operazione fondamentale, soprattutto in caso di materiali porosi come il cotto.
La pulizia preliminare, da affidare a un esperto restauratore e da condurre durante le stesse operazioni di restauro, può essere condotta secondo varie modalità:

– con prodotti deceranti per rimuovere i vecchi prodotti protettivi e gli strati di cera, specialmente se pigmentati. Per pavimentazioni pregiate anche se non di valore storico artistico, si può utilizzare Filasolv dell’azienda Fila;

– con impacchi di acqua distillata e/o prodotti per la pulizia delle murature: nel secondo caso è ovviamente opportuno eseguire alcune prove preliminari in zone nascoste.

Per la manutenzione ordinaria si può invece ricorrere a una spazzatura con una scopa morbida e alla successiva pulizia con uno straccio leggermente imbevuto di acqua e detergente non acido. Per i pavimenti di cotto, due o tre volte l’anno è consigliabile anche un trattamento a base di cera possibilmente naturale: la Linea Fai Da Te dell’Azienda Madras potrebbe essere una buona soluzione.
Pavimentazione alla veneziana con lesioni.
Molto importante è infine la protezione perché le pavimentazioni antiche sono assai delicate e perciò sarebbe opportuno, se le condizioni lo consentono, adottare alcuni provvedimenti, come non posizionare mobili pesanti nei punti più lesionati, recintare le eventuali porzioni con tarsie decorative e disporre alcune passerelle (possibilmente trasparenti) nei punti più trafficati.

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