Commesso fiorentino in pietre dure

Il commesso fiorentino è una raffinata tecnica di mosaico in pietre dure con cui è possibile ottenere splendide scene figurative simili a veri e propri quadri.

Il commesso, o mosaico fiorentino in pietre dure, è un’antica tecnica artistica e artigianale che consente di ottenere tarsie in pietre dure (anche molto pregiate) con particolari estremamente minuti.

Veduta di Firenze.
Infatti, a differenza dell’opus sectile di origine romana, utilizzato sopratutto per la realizzazione di composizioni geometriche con lastre anche grandi chiamate sectilia, o del mosaico vero e proprio con le tessere quadrate (che quindi non permette la riproduzione di immagini molto dettagliate), l’effetto finale del commesso in pietre dure è invece molto simile a un vero e proprio quadro, come dimostra la veduta di Firenze della foto in alto.
Storia del commesso fiorentino

Composizione floreale in commesso fiorentino.Già conosciuto nel XV secolo, durante la signoria dei Medici il mosaico fiorentino conobbe un notevole impulso, culminato nel 1588 con l’istituzione dell’Opificio delle Pietre Dure (tuttora esistente) per opera del Granduca Ferdinando I De’ Medici.

Successivamente, grazie ai pregevoli risultati estetici di queste composizioni (descritte dal Vasari a metà del Cinquecento come simili a veri e propri quadri), questa tecnica si diffuse in tutta Europa, dando origine alle manifatture di Praga (voluta da Rodolfo II D’Asburgo) e di Goblin, fondata nel 1668 dal Re Sole.

Fuori dalla Toscana fu invece molto attiva la famiglia fiorentina dei Corbanelli, che – operando a Brescia, Modena, Padova, Vicenza e nel mantonavano – introdusse il commesso fiorentino nell’architettura sacra tramite la creazione di paliotti da altare decorati con soggetti naturalistici e composizioni floreali.

Ma durante il Barocco e il Rococò, furono molto richiesti anche i mobili intarsiati (e sopratutto i piani di tavoli, cassettiere e consolle) e i complementi d’arredo come scatole e cofanetti.
Tecnica e materiali del commesso fiorentino
Nel commesso (il cui nome – in riferimento alla tecnica di lavorazione – deriva dal verbo latino committere, cioè congiungere) si utilizza una vasta gamma di materiali lapidei, costituiti sia dalle pietre normalmente riscontrabili anche nei rivestimenti e negli elementi di arredo (come ad esempio varie tipologie di marmi o la pietra paesina, molto diffusa in Toscana e costituita da calcare compatto e argilla), sia da vere e proprie pietre semi-preziose, tra cui la malachite, i lapislazzuli, l’agata, l’onice, l’occhio di tigre e l’alabastro: l’accostamento di materiali molto diversi per colore, texture e venature, tagliati in forme sempre diverse (e strettamente dipendenti dalle caratteristiche del soggetto rappresentato) produce infatti effetti pittorici straordinariamente realistici.

Per realizzare un mosaico, per prima cosa si prepara un bozzetto in scala 1:1, segnando accuratamente i contorni delle varie figure: su questa base andranno infatti tagliate le sagome in pietra che comporranno la tarsia finale, ed è quindi fondamentale che il disegno preparatorio sia molto preciso.

La giunzione delle varie tarsie.Successivamente, si passa alla scelta del materiale più adatto allo scopo, perchè nel commesso fiorentino tutti gli effetti cromatici e coloristici (comprese le più minute sfumature e le varie texture, come ad esempio la corteccia di un tronco di legno) sono ottenuti semplicemente sfruttando le caratteristiche della pietra naturale: la malachite può suggerire ad esempio la vegetazione, per il cielo si usa il turchese, la pietra paesina si rivela perfetta per i tronchi degli alberi o le montagne, e così via.

A questo punto, si passa al taglio delle tarsie, ancora eseguito manualmente con una sega costituita da un filo metallico (cosparso di polvere abrasiva) montato su un archetto in legno: l’operazione richiede una precisione assoluta, perchè i vari elementi – a volte estremamente piccoli e sottili – per non compromettere irrimediabilmente la qualità del lavoro devono combaciare alla perfezione. I bordi laterali dei tagli sono inclinati, in modo da far penetrare la colla sul retro del lavoro.

Infine, le tarsie vengono incollate (a mano o tramite pinzette per i pezzi più minuti) tra di loro, in modo che sul dritto della composizione non resti alcuno spazio libero. Alla fine il tutto viene lucidato accuratamente.
Realizzazioni a commesso fiorentino

Particolare della raffigurazione di un gatto.Il repertorio figurativo del commesso fiorentino è molto esteso, ma i soggetti più tradizionali comprendono essenzialmente:

– Composizioni con fiori, frutta, foglie, nastri e animali (solitamente uccelli): è uno dei motivi decorativi più antichi, essendo attestato ad esempio nella decorazione di alcuni altari di epoca barocca, e viene tuttora utilizzato sopratutto nella decorazione di pannelli da incorniciare, oggetti d’uso (ad esempio scatole o cofanetti), e piani di tavoli e consolle.

– Paesaggi compestri, vedute di Firenze e scene di vita quotidiana, realizzate sopratutto come pannelli decorativi simili a quadri, spesso venduti già incorniciati.

– Nature morte e raffigurazioni di animali, tra cui ad esempio il gatto visibile nella foto in alto a sinistra.
Dove acquistare opere in commesso fiorentino

Per acquistare opere od oggetti decorati con la tecnica del commesso fiorentino, è fondamentale rivolgersi ad artigiani esperti, in grado di eseguire un lavoro a regola d’arte.

Anche se i maestri mosaicisti sono rimasti pochi, esistono tuttavia alcune botteghe consolidate, quasi sempre a conduzione famigliare e di antica tradizione, in cui il mestiere viene tramandato di generazione in generazione: tra queste, vorrei segnalare ad esempio quelle della famiglia Scarpelli e dei fratelli Traversari.

 

 

 

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